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Assicurazioni agli stranieri: l’Unar contro le polizze etniche

Pubblicato il 9 febbraio 2012 | 0 commenti

Una delle molte polemiche che infuriano in questi giorni sul caro RcAuto riguarda sicuramente le discriminanti raziali applicate dalle compagnie assicurative nei confronti degli stranieri in Italia. A seconda della provenienza geografica, si applicano tariffe più o meno maggiorate, in una prassi che è sempre più diffusa.

Ebbene, l’UNAR, Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali della presidenza del Consiglio le ha recentemente chiamate “polizze etniche”, che sono particolarmente gravose nei confronti di romeni e polacchi. “La problematica, relativa a un ambito particolarmente complesso come quello delle assicurazioni auto, è nata da segnalazioni ricevute dal contact center dell’Unar da parte di cittadini stranieri che hanno lamentato premi assicurativi differenziali in relazione alla cittadinanza,” spiegano dall’Unar.

IL TAVOLO TECNICO CON ANIA E ISVAP
Ora l’Unar ha aperto un tavolo tecnico con l’ANIA e con l’ISVAP, per trovare una soluzione al fenomeno. Secondo i dati dell’ANIA, infatti, non esistendo dati certi sull’incidentalità degli stranieri in Italia, ciascuna compagnia applica le tariffe di “categoria” in base ai dati presenti nei propri database e quindi sul proprio storico assicurativa. Tra le principali motivazioni le compagnie adducono alla diversa segnaletica stradale nei paesi di origine degli stranieri rispetto a quella italiana, le abitudini di guida e la densità di traffico.

L’Unar comunque chiede di stabilire dei criteri per evitare comportamenti discriminatori, che ricordiamo, sono vietati dalla legge.
L’auspicio è che “tutte le Compagnie offrano la stipula dei contratti Rc auto applicando ai contraenti con cittadinanza non italiana le medesime tariffe previste, a parità di ogni altra condizione, per i cittadini italiani, e comunque tariffe indipendenti dalla cittadinanza dei richiedenti”. Non solo: “Un trattamento di sfavore per il non cittadino potrebbe apparire come una deroga a un principio di parità posto a tutela di un valore fondamentale della persona umana”.

Certamente lo stesso principio potrebbe essere applicato anche agli italiani stessi, che a seconda della regione di provenienza pagano pià o meno. E, infatti, in alcuni si sono già mobilitati in sede europea per eliminare il principio della territorialità nelle tariffe.

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